Il castello sul lago incantato

1) Il lago incantato
C’era una volta, in un paese lontano, un castello incantato, si diceva che fosse abitato da fate. Ogni notte, le fate, scendevano nell’acqua che circondava il castello, per nuotare e cantare. Gli abitanti dei campi che circondavano il castello, dicevano che se un viandante le avesse viste nuotare leggiadre nell’acqua e avesse udito il loro canto melodioso, sarebbe impazzito d’amore.
In una notte luminosa d’Agosto, mentre le stelle cadenti solcavano il cielo un giovane cavaliere attraversava la brughiera per tornare al suo palazzo, il suo cavallo era stanco ed assetato, si avvicinò così alla riva del lago per farlo abbeverare.
Guardando il luccichio delle stelle che si rifletteva nell’acqua, si accorse di alcune figure di donna che volteggiavano sinuose nell’acqua limpida. Avevano la pelle bianchissima come i raggi di luna, i capelli lunghissimi e scuri come un cielo senza stelle.
Il giovane cavaliere, rimase incantato a guardarle mentre il cavallo si abbeverava; non avrebbe mai più voluto voltarsi per riprendere la strada di casa, ma infine, l’impazienza del cavallo lo riportò alla realtà, tirò le redini e riprese la sua strada, mentre il suo volto ancora indugiava voltato verso l’acqua del lago, doveva ritornare, lo attendevano al palazzo.
Gravi fatti erano accaduti mentre lui si trovava a studiare all’estero: i suoi genitori erano morti, (qualcuno diceva che fossero stati assassinati), il suo tutore lo attendeva per fargli conoscere la fanciulla che sarebbe poi diventata la sua sposa, per poi incoronarlo Re in successione a suo padre.
Cavalcò ancora alcuni giorni, lungo sentieri, vallate e campagne, ma infine arrivò al suo palazzo, dove ebbe però la sgradevole sensazione, che nessuno più lo riconoscesse: tutti i servitori di suo padre erano stati sostituiti oppure erano morti, solo il suo tutore e pochi altri erano rimasti quelli che aveva conosciuto fin da fanciullo.

2) Al castello
Venne dato un banchetto in onore del suo ritorno, dove gli furono presentati i nuovi collaboratori, e infine conobbe la fanciulla che sarebbe divenuta la sua sposa.
Oh! Meraviglia! Era bella come nessuna sulla faccia della terra! Il suo volto splendeva come la luce del sole! I capelli biondi rilucevano come oro! Gli occhi chiari, avevano la profondità dell’acqua del mare, guardando quegli occhi, rimase incantato e assente a tutto ciò che esisteva attorno. Riuscì solamente a pensare:
«Che felicità, sposare una ragazza così bella!»
Infine, quando il banchetto terminò, andò finalmente a dormire nella sua camera, era stanco dal lungo viaggio, ed esausto per le emozioni della serata, da non riuscire a prendere sonno. Passavano le ore della notte buia, sentiva solo il rumore dell’orologio a pendolo appeso alla parete della camera, e il leggero fruscio delle foglie mosse dal vento, fuori nel parco
Un rumore secco lo distolse dai suoi pensieri… qualcuno stava forzando le imposte della finestra! Rimase fermo fingendo di dormire con gli occhi semichiusi pronto all’azione. 
Nel buio vedeva un’ombra camminare nella stanza, si stava avvicinando silenziosa al suo letto, nella quiete ovattata della stanza, il suo cuore tumultuoso batteva come zoccoli di mille cavalli al galoppo.
«Non ancora…», pensava, rimanendo immobile e pronto a scattare come belva in agguato «non ancora…».
Mentre l’ombra ormai vicina incombeva sopra di lui, con un balzo felino si sollevò dal letto, respingendo l’intruso, sbattendolo al suolo, e mentre le mani veloci gli serravano la gola, il ginocchio come macigno lo spingeva su l’addome.

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