“Rob Roy” di Walter Scott è un capolavoro del romanzo storico, un viaggio avvincente tra le tensioni politiche, le passioni e i contrasti sociali della Scozia del XVIII secolo. Scott, con la sua prosa elegante e ricca di sfumature, riesce a intrecciare storia, avventura e sentimento in un racconto che cattura senza risentire del tempo.
Il giovane Francis Osbaldistone, protagonista del romanzo, incarna il classico eroe romantico, sospeso tra il dovere e la libertà, tra l’Inghilterra ordinata e la Scozia selvaggia e indomita. Sullo sfondo, la figura leggendaria di Rob Roy MacGregor, (figura poi ripresa da Alexandre Dumas con Robin Hood): bandito, patriota e simbolo di ribellione, domina la scena con il suo carisma e la sua umanità profonda, divenendo emblema della lotta per la dignità e l’indipendenza del popolo scozzese.
Scott riesce come pochi a fondere realismo storico e spirito romantico, restituendo al lettore un mondo vivido e pulsante, fatto di paesaggi montani, clan orgogliosi e valori antichi. Le descrizioni della natura scozzese sono di una bellezza evocativa, quasi poetica, e l’intreccio, pur complesso, mantiene sempre una tensione narrativa altissima.
“Rob Roy” non è solo un romanzo d’avventura, ma anche una riflessione sul potere, sull’identità e sulla libertà individuale. È un libro che continua a parlare al lettore moderno con la stessa forza di due secoli fa, confermando Walter Scott come uno dei grandi maestri della narrativa europea.
Rob Roy è una lettura imperdibile per chi ama la letteratura storica, i paesaggi romantici e le storie di coraggio e passione. Un classico intramontabile, capace di emozionare e far riflettere.
Germania 1944, Noa è una ragazza olandese di sedici anni rimasta incinta dopo aver frequentato un soldato tedesco, viene scacciata di casa dai genitori. Sola e senza mezzi per mantenersi, sarà costretta a partorire in un ospedale tedesco e consegnare il bambino a loro, per il progetto Lebensborn.
Dopo partorito però, Noa vorrebbe tenersi il bambino, ma ormai è troppo tardi, dovrà uscire nella neve e ricominciare la sua vita. Troverà lavoro come donna della pulizie in una stazione ferroviaria e il caso la metterà davanti a una situazione che le farà ricordare suo figlio: in un carro merci in sosta, scopre decine di bambini ebrei destinati a un campo di concentramento. Non ci pensa un attimo, prende uno dei neonati e fugge fuori nella neve. Dopo ore di cammino e ormai priva di forze, troverà rifugio assieme al bambino in un circo tedesco e lì incontrerà Astrid, artista ebrea costretta a nascondersi.
RECENSIONE
La capacità di dell’autrice di dipingere vividamente gli orrori della guerra e l’umanità resiliente in mezzo a essi è notevole. La descrizione dei personaggi e delle loro vite contribuisce a creare una connessione emotiva con la storia, permettendo ai lettori di immergersi completamente nelle vicende di Noa e Astrid.
Noa comincerà a volteggiare sul trapezio sotto la guida di Astrid, Dovranno imparare a fidarsi l’una dell’altra, non solo sul trapezio, ma anche nella vita, per nascondere i loro segreti, vincere la loro disperazione e cercare di sopravvivere tra amici e nemici, tra incursioni della polizia tedesca e tutti gli orrori della guerra.
“La ragazza della neve” è un romanzo che affronta tematiche difficili con sensibilità e profondità, offrendo una visione toccante della forza dell’amore, della sopravvivenza e della speranza verso il futuro anche nei momenti più bui della storia umana. La trama coinvolgente e i personaggi ben sviluppati rendono questo libro una lettura indimenticabile.
Robert Louis Stevenson: Romanziere, saggista e poeta scozzese (Edimburgo 1850 – Vailima, Upolu, isole Samoa, 1894).
Viaggiò a lungo per il mondo in cerca di un clima favorevole alla sua salute, incontrando avventure e collezionando esperienze da cui trasse ispirazione per i suoi numerosi romanzi:
Opere: L’Isola del tesoro (1883). Gli accampati di Silverado (1883). Il ladro di cadaveri (1884).Il principe Otto (1885). Lo strano caso del dottor Jekyll e Mister Hyde (1886). La freccia nera (1888). Il signore di Ballantrae (1888) e molti altri.
Un Capolavoro Intrigante e Avvincente
Conoscendo già l’autore, ho voluto ampliare la conoscenza di Robert Louis Stevenson con il suo straordinario romanzo “Il signore di Ballantrae”. Quest’opera, intrisa di dramma, avventura e mistero, ha catturato la mia immaginazione sin dalle prime righe
Stevenson ha creato un mondo ricco di personaggi complessi e avvincenti, due sono i principali che si avvicendano nella storia, i due figli del Lord, rampolli di un’antica casata scozzese: due fratelli completamente diversi per aspetto e personalità. Uno è bello, intrigante e scapestrato avventuriero, amato dal padre e da tutti, l’altro è insignificante, rispettoso, fedele e saggio amministratore ma sottovalutato dal padre. Poi c’è la bella e ricca cugina innamorata di uno dei due ma che sposerà (non dico chi). L’evoluzione di questi e di altri personaggi, sottolineano la grande maestria dello scrittore nel dipingere ritratti psicologici intricati.
La trama, ricca di colpi di scena, tradimenti, suspense ed episodi anche raccapriccianti, tiene incollati i lettori a ogni pagina. Stevenson dimostra la sua grande abilità nel creare atmosfere oscure e tensioni palpabili, conducendo il lettore attraverso un viaggio emozionante e imprevedibile.
La prosa di Stevenson è una delizia letteraria. La sua capacità di dipingere scenari vividi con parole eleganti è affascinante, trasportando il lettore direttamente nella Scozia del XVIII secolo. La maestria con cui intreccia la storia con elementi romantici e avventurosi rende il libro un capolavoro senza tempo.
In conclusione, “Il signore di Ballantrae” è un romanzo straordinario che non solo soddisfa le aspettative, ma le supera. Un’esperienza letteraria indimenticabile che consiglio a tutti gli amanti della narrativa classica e di avventura.
Nato a Waukegan (Illinois) il 22 Agosto 1920. Trasferito a Los Angeles quando aveva Quattordici anni, ha frequentato la Los Angeles High School.
Grande lettore, fin da giovanissimo trascorreva molto tempo in biblioteca leggendo autori come HG Wells, Jules Verne e Edgar Allan Poe.
Nel 1950 pubblica, raccolti in un unico volume, i suoi racconti Cronache marziane, ottenendo grande successo internazionale e collocandosi tra i maggiori scrittori di fantascienza. L’anno successivo, seguirà Fahrenheit 451, l’opera per cui viene maggiormente ricordato e che lo consacrerà tra i più grandi scrittori di letteratura distopica del mondo.
Trama:
Il titolo sta a significare la temperatura alla quale avviene la combustione della carta. Viene descritto un futuro distopico, in cui i pompieri non spengono incendi, ma li appiccano per bruciare libri, ormai messi al bando nella società, e chi li detiene commette un reato. Considerati dannosi perché non servono a rendere felici, anzi turbano, creano eccessivo ragionamento e provocano incertezze. In una società sull’orlo di una guerra nucleare dove, le notizie vengono manipolate o censurate, solo la televisione, che ormai occupa completamente tutte e quattro le pareti del salotto, la radio e i messaggi pubblicitari sono considerati attendibili e utili per vivere. Guy Montag, il protagonista, pompiere convinto della sua missione, vive con una moglie apatica e completamente assorta dai programmi di intrattenimento televisivo. Lavora con zelo seguendo le direttive del suo capitano, fino a bruciare biblioteche e persino le case di chi è colpevole di possedere libri. Ma l’amicizia con Clarisse una giovane vicina di casa susciterà in lui molte incertezze. La ragazza gli pone delle domande: “E’ vero che molto tempo fa i pompieri spegnevano gli incendi invece di appiccarli?”
Anche l’incontro con una signora anziana che ama tanto i suoi libri da lasciarsi bruciare insieme ad essi, contribuirà a far nascere in lui molti dubbi: “cosa c’è nei libri che spinge le persone ad amarli a costo della vita?”
Montag si ricorderà dell’incontro al parco con un anziano professore che recitava a memoria i testi, e chiederà a lui aiuto e chiarimenti. Ma la sua vita subirà una svolta, lui stesso diventerà salvatore di libri e quindi un perseguitato da coloro che erano stati suoi amici e colleghi.
Non esiterà a mettere a rischio la sua vita, la sua casa e il suo matrimonio, tra un incalzare di eventi densi di tensione, al fine di conquistare la libertà di leggere, di pensare e di tramandare per mezzo della memoria il contenuto dei libri.
Citazioni:
“I libri profumano di noce moscata e spezie dei paesi lontani.
“La natura può riprendersi quello che ci ha dato con la facilità di un soffio di vento o un’onda di marea, ricordandoci che non siamo poi così grandi.”
Analisi dei personaggi:
Molto ben delineati, anche senza far uso di aggettivi, descrive la moglie apatica e senza affetto con una domanda “Dove è stato che ci siamo conosciuti la prima volta?” “Non lo so, è passato tanto tempo” è la risposta di lei.
Stile di scrittura:
Poetico e descrittivo, ricco di dialoghi e metafore. Scritto in terza persona, con una narrazione fluida, semplice e molto gradevole.
Tematiche trattate:
Come scritto nella prefazione di Neil Gaiman: “Il romanzo di Ray Bradbury è un monito. Serve a ricordarci che abbiamo qualcosa di molto prezioso e che a volte diamo per scontato, anche quello a cui teniamo di più.”
Se ci togliessero i libri, la cultura, la libertà di pensare e di conversare come si trasformerebbe la società? Fahrenheit 451 ci mostra una società divenuta ormai omogenea e schiava del consumismo, senza capacità di pensiero perché privata dell’istruzione.
Commenti:
Sono rimasta piacevolmente colpita dalla scrittura poetica di Fahrenheit 451, che in un romanzo distopico, aiuta a rendere meno cupa la narrazione, dai dialoghi in cui l’autore è riuscito a imprimere persino il turbamento nel timbro della voce, e dalle descrizioni dell’ambiente avveniristico in cui è ambientato.
In questa prosa così notevole e suadente si snoda però una vicenda terribile, che è un monito per tutte le generazioni. Un pericolo per tutta la terra, se si sottovaluta l’importanza dell’istruzione e della libertà.
Un romanzo originale come pochi, meritevole di essere letto fin dalle scuole secondarie. Veicola un messaggio che arriva chiaro e diretto senza indugiare eccessivamente nel negativo. Anzi, alla fine il messaggio è positivo: un messaggio di cambiamento e di ricostruzione, una ricostruzione materiale sì, ma anche culturale. Lo sto rileggendo più volte e ogni volta lo apprezzo di più.
Nato a Waukegan (Illinois) il 22 Agosto 1920. Trasferito a Los Angeles quando aveva Quattordici anni, ha frequentato la Los Angeles High School.
Grande lettore, fin da giovanissimo trascorreva molto tempo in biblioteca leggendo autori come HG Wells, Jules Verne e Edgar Allan Poe.
Nel 1950 pubblica, raccolti in un unico volume, i suoi racconti Cronache marziane, ottenendo grande successo internazionale e collocandosi tra i maggiori scrittori di fantascienza. L’anno successivo, seguirà Fahrenheit 451, l’opera per cui viene maggiormente ricordato e che lo consacrerà tra i più grandi scrittori di letteratura distopica del mondo.
Trama:
Il titolo sta a significare la temperatura alla quale avviene la combustione della carta. Viene descritto un futuro distopico, in cui i pompieri non spengono incendi, ma li appiccano per bruciare libri, ormai messi al bando nella società, e chi li detiene commette un reato. Considerati dannosi perché non servono a rendere felici, anzi turbano, creano eccessivo ragionamento e provocano incertezze. In una società sull’orlo di una guerra nucleare dove, le notizie vengono manipolate o censurate, solo la televisione, che ormai occupa completamente tutte e quattro le pareti del salotto, la radio e i messaggi pubblicitari sono considerati attendibili e utili per vivere. Guy Montag, il protagonista, pompiere convinto della sua missione, vive con una moglie apatica e completamente assorta dai programmi di intrattenimento televisivo. Lavora con zelo seguendo le direttive del suo capitano, fino a bruciare biblioteche e persino le case di chi è colpevole di possedere libri. Ma l’amicizia con Clarisse una giovane vicina di casa susciterà in lui molte incertezze. La ragazza gli pone delle domande: “E’ vero che molto tempo fa i pompieri spegnevano gli incendi invece di appiccarli?”
Anche l’incontro con una signora anziana che ama tanto i suoi libri da lasciarsi bruciare insieme ad essi, contribuirà a far nascere in lui molti dubbi: “cosa c’è nei libri che spinge le persone ad amarli a costo della vita?”
Montag si ricorderà dell’incontro al parco con un anziano professore che recitava a memoria i testi, e chiederà a lui aiuto e chiarimenti. Ma la sua vita subirà una svolta, lui stesso diventerà salvatore di libri e quindi un perseguitato da coloro che erano stati suoi amici e colleghi.
Non esiterà a mettere a rischio la sua vita, la sua casa e il suo matrimonio, tra un incalzare di eventi densi di tensione, al fine di conquistare la libertà di leggere, di pensare e di tramandare per mezzo della memoria il contenuto dei libri.
Citazioni:
“I libri profumano di noce moscata e spezie dei paesi lontani.
“La natura può riprendersi quello che ci ha dato con la facilità di un soffio di vento o un’onda di marea, ricordandoci che non siamo poi così grandi.”
Analisi dei personaggi:
Molto ben delineati, anche senza far uso di aggettivi, descrive la moglie apatica e senza affetto con una domanda “Dove è stato che ci siamo conosciuti la prima volta?” “Non lo so, è passato tanto tempo” è la risposta di lei.
Stile di scrittura:
Poetico e descrittivo, ricco di dialoghi e metafore. Scritto in terza persona, con una narrazione fluida, semplice e molto gradevole.
Tematiche trattate:
Come scritto nella prefazione di Neil Gaiman: “Il romanzo di Ray Bradbury è un monito. Serve a ricordarci che abbiamo qualcosa di molto prezioso e che a volte diamo per scontato, anche quello a cui teniamo di più.”
Se ci togliessero i libri, la cultura, la libertà di pensare e di conversare come si trasformerebbe la società? Fahrenheit 451 ci mostra una società divenuta ormai omogenea e schiava del consumismo, senza capacità di pensiero perché privata dell’istruzione.
Commenti:
Sono rimasta piacevolmente colpita dalla scrittura poetica di Fahrenheit 451, che in un romanzo distopico, aiuta a rendere meno cupa la narrazione, dai dialoghi in cui l’autore è riuscito a imprimere persino il turbamento nel timbro della voce, e dalle descrizioni dell’ambiente avveniristico in cui è ambientato.
In questa prosa così notevole e suadente si snoda però una vicenda terribile, che è un monito per tutte le generazioni. Un pericolo per tutta la terra, se si sottovaluta l’importanza dell’istruzione e della libertà.
Un romanzo originale come pochi, meritevole di essere letto fin dalle scuole secondarie. Veicola un messaggio che arriva chiaro e diretto senza indugiare eccessivamente nel negativo. Anzi, alla fine il messaggio è positivo: un messaggio di cambiamento e di ricostruzione, una ricostruzione materiale sì, ma anche culturale. Lo sto rileggendo più volte e ogni volta lo apprezzo di più.
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