L’ispettore dal cuore d’oro

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1) L’ispettore

L’ispettore Teddy scese da l’auto, pensando che, anche se da molti era definito un grande poliziotto, lui più semplicemente, (e modestamente) amava definirsi un “grosso poliziotto” per la sua mole alquanto fuori della media sia in altezza che (ahimè) in larghezza!

Ciò però non toglieva nulla al suo fascino; chi lo incontrava una volta, non lo dimenticava più, per quel suo sorriso, un po’ fanciullesco che metteva tutti a proprio agio e faceva credere che con lui si poteva parlare liberamente senza temere di essere arrestati. Salvo poi ritrovarsi in manette in men che non si dica!

Era sempre efficiente e disponibile; chi si rivolgeva a lui, lo trovava subito pronto ad offrire aiuto per risolvere problemi sia piccoli che impegnativi, lui aveva sempre tempo per tutti!

Di carattere amichevole non si sottraeva all’opportunità di fare conversazione con chiunque, senza però dimenticare di essere un poliziotto e quindi, memorizzando ogni informazione che potesse poi tornargli utile.

Infine diciamo pure che era un uomo molto simpatico alle ragazze, un po’ per la sua mole statuaria che ispirava un desiderio di protezione, ma anche per quel suo modo tenero e rispettoso con cui si rivolgeva loro.

Alla bella età di quarant’anni, era ancora single, forse perché non aveva trovato la ragazza che poteva aprire una breccia abbastanza profonda nel suo cuore, o forse perché era ormai talmente dedicato al lavoro, e il suo tempo già ampiamente occupato per gli altri, da non avere più neanche l’idea di potersene servire per i suoi interessi personali.

Perciò, a meno che non fosse stato proprio l’amore a imbattersi in lui, non si sarebbe mai preso la briga di andarlo a cercare.

2) Dentro i locali della Centrale

Quel pomeriggio alla centrale tutto era tranquillo, nessuno in sala d’aspetto, solo un ragazzo allo sportello, che domandava i moduli per iscriversi al corso di allievo poliziotto.

Visto di spalle, sembrava alquanto piccolo, forse troppo giovane, pensò Teddy, vedendo una piccola testa bionda che a malapena arrivava allo sportello.

Appena entrato, salutò il caporale, il sergente Esposito e il sergente Micaela Contini che lo guardò rispondendo al saluto e illuminandosi in viso come se fosse improvvisamente apparso il sole in una nebbiosa giornata di novembre.

Micaela era una ragazza molto spigliata e sbarazzina, sapeva destreggiarsi in mezzo a tanti colleghi uomini e gradiva, sul lavoro, essere considerata semplicemente un sergente al pari degli altri sergenti di sesso maschile. Prendeva il suo lavoro, come una missione, soprattutto indirizzata verso la difesa delle donne e dei più deboli, questo, contribuiva molto ad avvicinarla all’ispettore Teddy per il quale nutriva un’ammirazione smisurata.

Si sentì squillare il telefono, il sergente Esposito rispose, sembrava una telefonata alquanto agitata; guai in vista! Pensò l’ispettore.

«Buongiorno, ispettore!» Lo salutò Esposito appena conclusa la telefonata.

«Un caso di violenza domestica, una donna si è andata a rifugiare dalla vicina, con la faccia insanguinata perché il marito l’ha presa a pugni!»

«Andiamo!» Disse pronta il sergente Micaela Contini, «muoviti Esposito!»

«Calma!» Intervenne il tenente, rivolto a Micaela, «ma proprio lei deve andare? Tienila d’occhio Esposito, Questa lo uccidere subito, senza nemmeno interrogarlo!»

«Io non uccido, Tenente! Ma una bella lezione a questi tipi ci vorrebbe, e proprio data da una donna!» Così dicendo fissò alla cintura il suo bel manganello e strizzando l’occhio al ragazzino allo sportello uscì accompagnata dal collega.

Nel frattempo il caporale continuava ad occuparsi del ragazzo: «No! tu non puoi!» Lo sentì dire, e il ragazzo insisteva: Continua a leggere “L’ispettore dal cuore d’oro”

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Circondate da amici premurosi e da mezzi ultramoderni, riusciranno sempre ad avere la meglio e a superare ogni difficoltà.
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Biancaneve e i 7 marziani

 

copertina Favole del 200.verdeBiancaneve e i 7 marziani 

(I nani, lavorando come minatori nella foresta scoprono quello che sembra un grossissimo diamante, scavano per liberarlo, ma questo si rivela invece una  piccola astronave con a bordo sette marziani).

 

 

 

 

(Capitolo 7)

Trzx, stxaiken fiycejx tkist yuken?» Che tradotto dalla lingua marziana vuole dire:

«Cosa stanno facendo questi terrestri?»

E poi, sempre nella loro lingua:

«Stiamo molto attenti, perché da quanto ci risulta, i terrestri, sono un popolo primitivo e quindi malvagio, molti di loro trovano piacere nel fare del male ai loro simili, e ancora di più a quelli che vedono diversi da loro. Teniamo pronte le pistole immobilizzanti ».

Intanto i sette nanetti, ignari di questi discorsi, continuavano a scavare attorno alla sfera, cercando di liberare anche la parte che era nascosta sotto il terreno.

«Guardate! Questa deve essere una porta! Presto, aiutatemi! Scaviamo di più!» Fu il grido eccitato di Brontolo.

Eliminarono tutta la terra che ostruiva la porta, però non riuscivano ad aprirla, perché non aveva maniglie, ma ad un tratto, la porta si illuminò e divenne trasparente, poterono quindi vedere all’interno un piccolo essere verde, che li guardava con due occhi tondi grandissimi e luccicanti, posizionati sopra una grossa testa ovale come una palla da basket».

«Tksxyu, kajskxz, trkyich, kopwoks!» Furono le parole del forestiero.

Ma i sette nani, non fecero nemmeno in tempo a sentire l’ultima parola, che erano già scappati ruzzolando sui sassi e urtandosi fra di loro dallo spavento, grande però era la curiosità che dopo il primo momento di panico, si fermarono dietro un mucchio di terra e abbracciandosi l’un l’altro per farsi coraggio, si misero a guardare.

Nel frattempo, il portello dell’astronave si era aperto e il primo marziano stava cominciando ad uscire:

«Chkisz, Uskinz tke whikx chujsz t leksw huy mokiwsx hcx hknn wasuak!»

«Che tradotto in lingua terrestre voleva dire:

«Possiamo uscire, non sono armati e leggo nel mio computer sul braccio che hanno paura!»

Avanzavano cautamente verso i nanetti mentre questi cercavano di vincere il desiderio impellente di voltarsi indietro e mettere alcuni kilometri di strada tra loro e quelli strani esseri.

«Sono piccoli come me!» Esordì Cucciolo, il più piccolo dei nanetti e incoraggiato da questa novità, prese dallo zaino la sua merenda, e la poggiò su un sasso proprio di fronte al marziano.

Questi però rimase un po indeciso sul da farsi, finché intervenne Dotto, il più intelligente dei sette nani, che anche lui tirò fuori dal suo zaino un panino, lo addentò con un morso e si mise a masticare di gusto, poggiando il resto del panino sul sasso accanto a quello di Cucciolo.

La reazione fu immediata, il marziano capì al volo, prese il panino e lo addentò, poi con un verso che sembrava di approvazione, si voltò e lo consegnò ai suoi compagni, un morso ciascuno, i panini finirono in un baleno, ma le risorse dei nani non erano affatto finite, anche gli altri cinque nani, aprirono i loro zaini ed offrirono i loro panini, tra i versi di gioia degli ospiti marziani che da diversi giorni non mangiavano perché la loro astronave era uscita fuori di rotta ed avevano esaurito il carburante ed anche le scorte alimentari.
La sera, mentre Biancaneve era indaffarata negli ultimi preparativi per la cena, cominciò a sentire dei rumori di passi nel bosco che preannunciavano il ritorno dei sette nani.

Si affacciò alla finestrella della casetta per vederli e grande fu il suo stupore, quando ne vide non sette come al solito, ma molti di più!

«Ma, ci vedo doppio o i nani sono diventati quattordici? Ciascuno di loro ha la lucina sul casco per vedere al buio, sono ancora lontani, ma non ci sono dubbi, uno, due, tre…ecc. Quattordici!»

Biancaneve non si perse d’animo e la prima cosa che pensò dopo averli contati fu:

«Devo mettere al fuoco altri spaghetti!»

Mise in fretta un’altra pentola sul fuoco, e preparò altre sette porzioni di spaghetti da versare non appena l’acqua avesse cominciato a bollire.

L’entrata dei quattordici nanetti (quelli terrestri e quelli marziani) fu trionfale, i sette nani furono orgogliosi di presentare i nuovi amici a Biancaneve, e Biancaneve, da parte sua, vedendo che i suoi amici trattavano con molta disinvoltura i marziani, non ebbe la minima esitazione, salutò tutti cordialmente stringendo quelle mani piccole e nodose senza mostrare nessun timore.

Immediatamente, preparò la tavola per quattordici, e quando l’acqua dei due pentoloni al fuoco cominciò a bollire, buttò dentro due kilogrammi di maccheroni, poi condì con abbondante sugo e formaggio parmigiano e mise in tavola per la gioia di tutti! (Erano previsti gli spaghetti, ma vedendo gli ospiti stranieri, decise subito per i maccheroni, e meno male! (Ve l’immaginate i marziani che arrotolano gli spaghetti?)

La sera, dopo la bella cenetta, venne fatto un po’ di esercizio di comprensione della lingua, i marziani insegnarono alcune loro parole e i terrestri alcune delle nostre, poi quando fu tardi, vennero accompagnati per un pezzo di strada all’astronave dove poterono dormire nei loro letti, non prima di aver pronunciato, in segno di riconoscenza le loro prime parole terrestri:

«Krackie! Bujona njokte!» (continua…)

Leggiamo insieme

 

Cenerentola nello spazio

Cenerentola, figlia di un famoso astronauta in missione su Marte, si reca alla festa per conoscere il principe indossando un bellissimo abito di stoffa biodegradabile di nuovissima invenzione. Ma allo scoccare della mezzanotte…

 

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